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Patti, i disabili psichici e la loro piccola Betlemme - oggimilazzo.it

PATTI. «Questa è la prova di come la fragilità può trasformarsi in forza». E’ così che Antonio Ciraolo, direttore del Dipartimento di Salute Mentale di Messina presenta, nel giorno dell’inaugurazione, il presepe vivente di Patti messo in scena da un gruppo di disabili psichici. «Iniziative come questa – continua – regalano a persone notoriamente deboli una grande energia. Qui loro si sentono al centro dell’attenzione e non più emarginati. Una bella sensazione che si portano dietro per tanto tempo». Potrebbero bastare solo queste parole per descrivere il lavoro che c’è dietro il presepe messo in scena dagli ospiti delle Comunità Alloggio gestite dalla Cooperativa “In cammino” e delle Strutture Abitative Riabilitative del Consorzio Sociale “Insieme“. Potrebbe bastare soltanto fissare lo sguardo soddisfatto dei protagonisti per capire l’importanza di questa manifestazione. E invece la seconda edizione del presepe allestito nella Villa Comunale Umberto I del centro nebroideo va visitato. Dall’inizio alla fine. Scena dopo scena. Senza tralasciare nessun dettaglio. 

 

ARTIGIANI E ATTORI. A renderlo particolare è stato il lavoro di sessanta persone. Persone speciali, però. Oltre ai disabili anche i minori delle Comunità Alloggio di Milazzo e Piraino. Sono stati loro a realizzare interamente e a mano la scenografia e le ambientazioni. Artigiani e attori. Loro, infatti, tolte le tute da lavoro, hanno indossato gli abiti di scena e interpretato ognuno una parte diversa. Tra loro c’è Leonardo. Quarantaquattro anni e un entusiasmo che contagia. Faceva il meccanico e dopo aver seguito il suo percorso riabilitativo adesso ha ricominciato a lavorare. E nel presepe è il falegname. Sguardo attento e piglio da vero attore, non si lascia mai sorprendere senza un pezzo di legno da segare. E poi c’è Emiliano. Nella immaginaria Betlemme pattese fa il calzolaio. Martella su un paio di stivali neri senza sosta dispensando sorrisi a chi si ferma ad osservarlo. In comunità dal 2011, è destinatario di un progetto di budget della salute “Esp” (esperto in supporto tra pari) che ha previsto l’inserimento lavorativo in un’agenzia immobiliare messinese. E di storie come queste, girando tra le casette in legno del presepe, ne vengono fuori tante. E tutte rappresentano il fiore all’occhiello di strutture che da anni lavorano raggiungendo risultati che sono anche quelli che animano questo presepe. «Va detto – precisa Antonio Ciraolo – che parliamo di una delle cooperative che, durante l’anno, mette in piedi diverse iniziative. E tutte meritevoli come questa».

I LABORATORI. Il presepe vivente è stato realizzato in collaborazione con l’Associazione “La Palma d’Oro” e il patrocinio del Comune di Patti. «Questo dice – il sindaco Mauro Aquino è il secondo anno che li sosteniamo. Grazie a loro la villa subisce una magistrale trasformazione che non solo valorizza il posto ma mette in evidenza tante diverse abilità. Gli operatori di queste comunità sono bravissimi. Qui dentro è stato allestito tutto dai disabili e dai minori». La rappresentazione è stata inaugurata lo scorso 23 dicembre dal vescovo monsignor Guglielmo Giombanco che durante il suo discorso ha proprio parlato dell’importanza di un’iniziativa unica nel suo genere. «Questa bella sensazione di normalità che loro vivono – interviene Marco Italiano, uno dei coordinatori delle strutture – è la prova che abbiamo centrato l’obiettivo. Questa manifestazione, come tutte le altre che organizziamo, ha lo scopo ben preciso di reinserire nella società persone che in passato invece sono state escluse». «Gli ospiti della comunità – continua Antonella Cappadona, una curatrice del presepe – vengono tenuti impegnati in molteplici attività che abbiamo fatto confluire in questa iniziativa. Ci sono quattro laboratori che animano le giornate in programma. Quello della produzione di biscotti e quello di cucina. Nel corso delle serate vengono preparati piatti caldi e la ricotta. Tutto cucinato dai disabili con il supporto degli operatori, loro angeli custodi». «Anche le casette – continua Salvo Gumina, uno dei curatori – sono il risultato del corso di restauro mentre i vestiti che indossano gli interpreti vengono fuori dalle ore di lezione del laboratorio di cucito».

Sotto le parole di Antonella riecheggia la musica natalizia. La gente chiacchiera, osserva, mangia e non dimentica di fermarsi al banchetto “Petali di Solidarietà” per comprare gli oggetti realizzati dai disabili e dai minori. «Tra i prodotti in vendita – conclude Marco – ci sono le bottiglie di olio. Anche questo frutto del lavoro dei nostri ospiti». Marco parla. La musica scorre. La piccola Betlemme si popola sempre di più. La ricotta calda è pronta. Una bambina sceglie il biscotto vicino al forno. Leonardo continua a lavorare nella sua falegnameria. Le luci si spengono. Ma solo per poche ore.

 

Rossana Franzone

Fonte: oggimilazzo.it